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Boutros Ghali ricordava: "L'umanità ha ora davanti a sé da disinnescare, una bomba ben pià pericolosa della minaccia atomica, quella della miseria". Di recente poi, il presidente della Banca Mondiale, James Wolfnsohn, ha svolto un'importante riflessione, sottolineando come davanti a un nuovo e più violento tipo di terrore, la crisi attuale, ha detto, esige un nuovo ordine globale, una nuova strategia più cooperati e solidale, più attenta alle difficoltà economiche e sociali dei Paesi più poveri. Il Brasile, dopo la celebrazione dei 500 anni dal suo ingresso nel mondo moderno, si trova a dover fare i conti, oltre che con un debito di oltre 600 mila miliardi di dollari, soprattutto con i problemi della società brasiliana, alla quale deve molto, molto di più degli stessi miliardi di dollari.
Questa nazione deve fare urgentemente i conti con gli indios (la maggioranza delle terre non è stata ancora delimitata), con i senza terra (non si è fatta ancora una riforma agraria), con le favelas (miserabili aree periferiche di disumane condizioni sociali, che raccolgono milioni di persone), con i bambini (educazione che non funziona), lavoro infantile (l'Unicef calcola che nel 2005 fossero ancora quasi 5 milioni i bambini e i giovani dai 10 ai 16 anni nel mercato del lavoro), con i negri, con la donna. Debiti che devono essere onorati, pena un aumento sempre maggiore dell'ingiustizia, dell'emarginazione, della violenza. Si calcola che oggi siano ancora circa 500 mila i ragazzi sotto i 16 anni sfruttati nel lavoro. La mancanza di asili per bambini fino a cinque anni e un insegnamento elementare pubblico del tutto insufficiente, rendono difficile l'ingresso dei giovani delle periferie e delle favelas nel sempre più limitato e complesso mondo del lavoro. La prostituzione minorile, tollerata dalle autorità, lo sfruttamento e la violenza familiare, che si alimentano nella miseria e nell'emarginazione, aumentano la sofferenza e la rassegnazione.
Il Progetto GUADALUPE, presente a Campinas, ha cercato di proporre alternative concrete con l'obiettivo di ricucire le varie parti di un tessuto sociale che possa permettere ai bambini di crescere in condizioni migliori e di affrontare la vita nella favela e il mondo degli adulti con più autonomia e creatività. Una proposta che nasce dalla coscienza che l'educazione deve formare il bambino e il giovane come costruttore attivo della società che viva nel suo spazio sociale come cittadino responsabile.
Nasce l'impegno di costruire una società a cominciare dalla comunità e dalla scuola, che abbia come base l'affermazione della vita e della dignità di ogni persona senza discriminazioni e intolleranza. Ecco allora il sostegno agli asili (sappiamo oggi che i primi anni di vita sono molto importanti per lo sviluppo cognitivo del bambino) nei malfamati e abbandonati quartieri-favelas, alle scuole di alfabetizzazione, al doposcuola(è il momento della formazione del carattere) l'incentivo alle attività ludiche(più di cento bambini frequentano, corsi di danza, di musica), di espressione artistica, introducendo l'arte nella vita e nella scuola; la partecipazione in manifestazioni artistiche-culturali-teatrali. E così i gruppi cominciano a crescere. Prima sono due, poi dieci; e la voce si sparge, i dirigenti delle scuole e degli asili diventano altoparlanti, le richieste aumentano, i centri di accoglimento già sono venti, cinquanta, cento, cento e quaranta! Oggi, il dubbio e l'incertezza quanto alla presenza e agli obiettivi dei Progetto GUATALUPE si sono trasformati in collaborazione, in appoggio, in richiesta di aiuto e in ringraziamento. Investire nel bambino, come perno di questo tessuto sociale, e credere dove altri hanno abbandonato, è accettare la sfida biblica della responsabilità verso l'altro, verso ogni altro fratello. Allora con certezza la solidarietà diventa un atto di giustizia, una prova di speranza e di amore. Tutto questo è possibile grazie al vostro interessamento, al vostro sostegno. Il lavoro che ci aspetta è ancora tanto, ma abbiamo adesso una certezza: se oggi, a Uberaba, ci sono meno bambini di strada, e meno bambini sfruttati e maltrattati, in grande parte il merito è del progetto, e del lavoro svolto! E' di tutta la gente, perchè avete fiducia in noi e ci affidate con i denari, i vostri sogni e le vostre speranze; è dei volontari, perchè riescono con impegno e competenza a fare con poco quello che le autorità, per negligenza o incompetenza, non vogliono o non riescono a fare. Nel mondo sono circa 11 milioni i bambini che muoiono ogni anno vittime della mancanza di attenzione e di adeguate condizioni di salute: se facciamo i conti sono circa 30 mila al giorno. Per il massacro di New York c'è stata una giusta commozione mondiale. Quanti di noi però si commuovono davanti a questi numeri? Sono circa otto Torri Gemelle, i bambini che muoiono tutti i giorni. Sarà solo la mancanza di una testimonianza fotografica o cinematografica a bloccare la nostra compassione e a farci disinteressare a questo massacro quotidiano? Perchè aspettare il terrorismo quando possiamo combatterlo nel suo proprio terreno con più educazione, alimentazione, attenzione, cura medica, amore? Se riusciremo a minare l'egoismo sociale che permane come un tarlo silenzioso la nostra società, riusciremo a distruggere anche l'ingiustizia, la fame, la miseria. E' una missione e un impegno di tutti: noi in Brasile e tu in Italia. E assieme a noi ci saranno tutti quelli che credono che si può ancora costruire e vivere in un mondo di pace, dove ognuno, per piccolo e lontano che sia, è figlio di Dio. E ogni bambino è un dono da conservare, da proteggere, da AMARE.
Il nuovo centro Casa di São Jeronimo sorto nel 1995 è un Progetto per bambini e adolescenti che vivono in situazione di rischio nella periferia di Campinas in Brasile. L'opera è cresciuta sempre più in questi ultimi anni sia in costruzione, che in attività e in partecipazione. Dove alla fine degli anni novanta c'era un luogo abbandonato, che serviva per i "drogaditos", oggi c'è tutta una vita e una speranza per la gioventù e le sue famiglie. MILLE GRAZIE PER IL VOSTRO SOSTEGNO